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ANTONIA MEO, NENNOLINA
 
 

Antonia Meo, detta familiarmente “Nennolina” o anche Antonietta, potrebbe diventare la più giovane beata, non martire, della storia della Chiesa.

Benedetto XVI ha infatti autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti che riconoscono le virtù eroiche di 8 Servi di Dio, tra cui la piccola Antonia, che potranno in questo modo essere elevati agli onori degli altari.

 

Antonietta Meo nasce a Roma il 15 dicembre 1930, in una famiglia di solidi principi morali e religiosi, dove si recita il Rosario ogni giorno. E' una bambina molto vispa, sempre allegra, che ama cantare.   Un giorno cade sbattendo il ginocchio su un sasso. Ma il dolore sembra non voler passare. Visitata allora dai medici, che inizialmente non capiscono la natura del suo male, alla fine le viene diagnosticato un “osteosarcoma”, un tumore alle ossa.

Le viene quindi amputata la gamba. Nennolina, che ha poco più di cinque anni, mette allora una pesante protesi ortopedica, ma la vivacità è quella di sempre. Anzi, si moltiplicano le preghiere e ogni sera prende l'abitudine di riporre ai piedi del crocefisso una letterina, che dapprima detta alla madre e poi scrive di proprio pugno.  In questo modo ha lasciato, insieme a un diario, più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria, a Dio Padre e allo Spirito Santo, che svelano una vita intrisa di forte misticismo ma anche un “pensiero” teologico stupefacente, che si cela dietro le frasi molto semplici.

 

Nennolina, nonostante i pochi anni, capisce che sul Calvario Maria ha sofferto con Gesù e per Gesù e scrive: “Caro Gesù Tu che hai sofferto tanto sulla croce, io voglio fare tanti fioretti e voglio restare sempre sul Calvario vicino vicino a Te e alla Tua Mammina” (28 gennaio 1937).

 

“Caro Gesù – scrive in un'altra occasione –, io ti amo tanto, io mi voglio abbandonare nelle tue mani […] io mi voglio abbandonare nelle tue braccia e fa’ di me quello che tu vuoi”; “tu aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare”.

 

Le letterine alla Madonna sono piene di affetto: “Cara Madonnina, tu sei tanto buona, prendi il mio cuore e portalo a Gesù. Oh Madonnina Tu sei la stessa del nostro cuore” (18 settembre 1936). A Lei si rivolge con il proposito di essere sempre obbediente come Gesù: “Voglio ricevere Gesù dalla tue mani per essere più degna”.

 

Durante i frequenti ricoveri in ospedale si fa condurre in carrozzella tutti i giorni davanti all'edicola della Madonna per recitare delle preghiere e deporre ai suoi piedi dei fiori campestri raccolti dalla madre.   Nel giorno dell'Immacolta del 1936, mentre si avvicina il suo ultimo Natale, Nennolina scrive: “Io sono contenta che oggi è la festa Tua, cara Madonnina! [...] Io quest'altra volta che verrà la Tua festa e quella di Gesù farò dei piccoli sacrifici, e di' a Gesù che mi faccia morire prima di commettere un peccato mortale!”.

 

Consumata dal tumore, dopo lunghe sofferenze, Nennolina si spegne il 3 luglio 1937, a sette anni non ancora compiuti, di sabato, in una clinica romana a due passi dal Celio.

 

Alla morte di Nennolina seguono conversioni e grazie e la sua fama di santità si diffonde ovunque. Dopo due anni le sue biografie cominciano già a circolare anche fuori dall'Italia.   A cinque anni esatti dalla sua scomparsa il Centro nazionale della Gioventù femminile di Azione cattolica, presieduto allora da Armida Barelli, si costituisce promotore della causa di beatificazione e canonizzazione.

 

Il 22 aprile 1968 si apre quindi la fase diocesana del processo che si chiuderà il 23 marzo 1972. Ma il motivo della tenera età crea non pochi ritardi e difficoltà nello svolgimento della causa fin quando verrà spianata la strada al riconoscimeno canonico della santità da parte della Chiesa anche nei bambini.

 

Nel 1981 la Sacra Congregazione delle Cause dei Santi abolisce la restrizione secondo cui l'esercizio eroico delle virtù cristiane dovesse avvenire per un “periodo duraturo”. Il provvedimento porterà poi, in occasione del grande Giubileo del Duemila, alla beatificazione dei due pastorelli di Fatima, Giacinta e Francesco Marto.

 

La causa di Antonietta Meo viene ripresa nel maggio del 1999, quando si costituisce a Roma l’“Associazione Nennolina”, che oltre a sostenere materialmente il processo canonico di beatificazione promuove gli studi e le ricerche sulla vita e sul pensiero di Nennolina.

 

Il corpo di Antonia riposa ora in una piccola cappella adiacente a quella che conserva le reliquie della passione di Gesù, all’interno della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. La Basilica dove era stata battezzata e che si trova nel quartiere di Roma dove ha vissuto la sua breve vita.